Scuola e cultura antimafia rivista di scuola e cultura antimafia didattica e museo

Il bisogno di concretezza e di certezza

Nella Scuola, oggi come non mai, abbiamo bisogno di concretezza, abbiamo bisogno di punti fermi di riferimento. Lo sentiamo tanto più necessario, in quanto sempre più fluttuante è tutto quello che ci sta attorno e sempre meno chiaro il cammino che ci si presenterà davanti.

Il riordino dei cicli, congelato, ha frenato in un sol colpo, la corsa che si era intrapresa, ha interrotto la ricerca di nuove tecniche metodologiche, ha bloccato corsi di formazione e di aggiornamento, ha inibito la pubblicazione di nuovi testi, ha vanificato tanti studi e tante ricerche personali. Resta il grande monumento dell’Autonomia, che si realizza in gran parte, in città come Palermo, entro le ancora più monumentali strutturazioni scolastiche che sono gli Istituti Comprensivi, gestiti da Dirigenti per lo più incaricati.(A quale epoca risale l’ultimo Concorso per Capi d’Istituto?).

Gli stessi Dirigenti sono costretti ad un grande dispendio di energie e di tempo nell’improba impresa di coordinamento delle attività didattiche in plessi distanti tra di loro non solo e non tanto territorialmente quanto soprattutto dialetticamente e metodologicamente. Il tutto come sempre completato da un inadeguato supporto economico che sembra essersi attestato come uno dei mali epidemici cronici della Scuola italiana ( nonostante i governi di diverso colore e gli auspici favorevoli della seconda Repubblica!). E non dimentichiamo la fuga verso gli Istituti Superiori di Docenti e Capi d’Istituto che non sono stati disposti ad aspettare a piè fermo l’ avanzata di una riforma non condivisa e che non hanno ritenuto di dover adeguare le loro competenze ad una configurazione scolastica ancora astratta, ibrida e senza alcuna certa definizione, quale sarebbe stata la nuova Scuola di base.

E così, dopo l’ansia per i tanti paventati cambiamenti ed a consolazione dei molti contrari,  non si è modificato assolutamente nulla e le cose, con italica coerenza, sono rimaste allo “status quo”.

Resta una cosa fondamentale da fare, ai Docenti, nell’incerta nebulosità del domani, ed è quella di ritagliarsi dei piccoli spazi per diversificare le loro competenze e per approfondire, con scelta critica ed autonoma, i loro reali interessi  E questo i Professori lo sanno fare benissimo, come, per esempio,è recentemente accaduto a Palermo, dove un Corso di Aggiornamento sul dialetto siciliano organizzato dall’Associazione “Scuola e Cultura Antimafia”, ha registrato più di cento presenze. I tempi sono maturi perché il dialetto siciliano entri a buon diritto nelle scuole della nostra Regione e non dalla porta di servizio, come lessico indicativo dello svantaggio culturale, e non certo come strumento di una classificazione sociale, né, tanto meno, come servile retaggio di una realtà scomoda da riconoscere nel momento in cui la si vuole rimuovere. E’ il tempo di considerare il dialetto come lingua vera e propria, da recuperare nella sua ricchezza lessicale, nella sua origine e complessità  etimologica e filologica per supportare il processo della nostra identificazione culturale. Ed abbiamo a disposizione lo strumento adatto, la L.R.81/85, che potrà essere adeguatamente applicata con esiti quantificabili e duraturi, soltanto se sarà  sistematicamente finanziata. Ed anche questo potrà diventare un compito delle Scuole se sapranno, provincia per provincia, unirsi, consorziarsi  e battersi perché la legge non finisca per andare ad aumentare la mole non quantificabile di innumerevoli occasioni perdute della nostra Regione e della nostra Scuola. Ancora una volta la nostra unità potrà costituire la nostra forza.

Anna Maria Ajovalasit

 (Pubblicato sul n°3 Anno 18  Settembre - Dicembre 2001)

 

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