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A dieci anni dall'avvio della sperimentazione dei progetti "Scuola-Museo" da parte dell'Ass.to reg.le Beni culturali e P.I. si tenta un primo bilancio in vista dei progetti più mirati e stabili. Il Museo Archeologico "Salinas" di Palermo a metà ottobre raccoglierà in un "Colloquio" tecnico direttori di musei, dirigenti scolastici ed esperti della comunicazione didattica alfine di programmare insieme quei percorsi formativi che più si addicono ad una moderna attività didattica nei musei. In questi anni abbiamo in effetti assistito a un progressivo ampliamento delle attività di Educazione Permanente, settore primario per l'avvio di qualsiasi sperimentazione didattica nei settori della cultura. |
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Tralasciando la creazione dei "centri territoriali " e delle risorse devolute alle più varie attività di formazione, è bene fare il punto sulle attività in Sicilia e sul loro ampliamento progressivo.
I Distretti scolastici sono scomparsi per lasciare il posto direttamente alle singole scuole.
L'impegno dell'IRRE (ex IRRSAE) si è ancor più qualificato e differenziato.
I fondi EU intervengono direttamente sui progetti mirati delle scuole.
La Regione da parte sua interviene oggi con fondi propri sulle attività di valorizzazione del dialetto e delle tradizioni popolari.
Tra le ultime sperimentazioni ha avuto successo l'iniziativa "Conosci il tuo museo", il concorso e la mostra di elaborati conseguente.
Resta da verificare se il progetto pilota della Regione, "Scuola - Museo" abbia dato i frutti desiderati o se occorre apportare modifiche sostanziali.
Se si considera che nella stagione in cui furono avviati i progetti le scuole dedicavano maggiore impegno nella didattica dei beni culturali (adozione monumenti, visite guidare, viaggi d'Istruzione ecc.) si spiega così il fatto che ci sia stata una caduta di impegno cui non sono tuttavia estranei vari tentativi a livello centrale di estromettere la Storia dell'Arte dalle attività didattiche, con conseguenze sulla scelta dei progetti da finanziare.
Allo stato delle cose quattro risultano le questioni più interessanti da affrontare affinché il rapporto tra scuola e musei non si esaurisca in poco tempo. Anzitutto la diffusione a livello geografico delle esperienze di collaborazione tra musei e scuole. Secondo, la presenza di sezioni stabili nei musei che si occupino di didattica.
Terzo, il problema dei servizi aggiuntivi (visite guidate, supporti didattici ecc.) devoluti ai privati. Quarto infine, l'effettivo radicamento delle iniziative "Scuola-Museo" nei programmi scolastici.
Nel primo caso, va detto che l'esperienza regionale ha portato il progetto in quasi tutte le province tranne Agrigento e Siracusa (dove tuttavia in quest'ultima provincia esistono i progetti CIDI da lungo tempo). Risultano inoltre esclusi capoluoghi di provincia come Trapani e Ragusa.
Per il secondo e terzo punto la questione riguarda il futuro stesso della pedagogia dei beni culturali.
Infine per il quarto punto mancano gli strumenti per verificare tecnicamente come la scuola riesca ad inserire nella sua programmazione questa attività (OSSERVATORIO).
Ma torniamo al problema vero della PEDAGOGIA dei BENI CULTURALI.
Quali qualità deve avere? Deve mirare a una semplice acquisizione di dati sull'arte a una formazione specialistica di settore, oppure deve guardare più lontano ai mestieri e alle professioni d'arte per rivendicare pieno titolo nella didattica come materia di formazione primaria?
Evitando al momento, di entrare nel dettaglio delle qualità primarie di tipo diacronico-sincronico dell'attività di Pedagogia dei Beni culturali, ci preme soltanto sottolineare l'importanza di finalizzare l'attività didattica nei musei verso il lavoro e l'acquisizione di abilità manuali.
Il resto, la questione se affidare i servizi aggiunti dei musei ai privati o far pagare alle scolaresche le visite guidate al museo è questione facilmente superabile se si comprende quale sia la finalità non effimera di un rapporto tra istituzione scolastica e museo.
Credo che la questione sia stata felicemente risolta dalle scuole stesse che hanno fatto del museo "un'aula scolastica" e delle sale espositive un "laboratorio" ove produrre manualità.
Ma allora la Pedagogia si risolve solo nella manualità?
Il punto è che la scuola d'oggi non è quella nozionistica e astratta di un tempo. Una manualità consapevole comporta notevoli passaggi anche sul piano contenutistico e concettuale.
I laboratori interni alle scuole non bastano a soddisfare l'esperienza del Sapere. Occorre trovare nuove succursali, nuovi stimoli e i musei — come cellule del corpo vivente dei beni culturali - possono soddisfare buona parte di questi stimoli (esistono musei delle arti e musei delle scienze).
L'esperienza dei progetti "Scuola-Museo" non può a questo punto prescindere dalla realizzazione nei Musei e nelle stesse scuole che sperimentano, di aule didattiche o laboratori permanenti, retti da personale specializzato.
II fine non può che essere quello di realizzare al museo come a scuola "corsi " di formazione miranti all'acquisizione di mestieri specialistici.
Quali siano questi mestieri è facile individuale con lo sviluppo del design e dell'artigianato d'arte.
Laddove i musei dispongono già di laboratori di restauro le cose si semplificano. Laddove si devono creare vale il concetto che al museo si va per imparare non per "deportare" i ragazzi nel tempo libero.
E allora il problema cade sempre nella stessa questione: al Museo si va come a una qualsiasi agenzia educativa, preparati ad accogliere nuovi stimoli e nuovi saperi.
Le abilità vanno prima preparate nei laboratori scolastici e poi vanno verificate e completate nei laboratori museali...
Questo secondo indirizzi di didattica museale più avanzati dove alle tradizionali visite guidate con itinerari si sostituiscono attività di animazione museale.
Claudio Paterna
(Pubblicato sul n°1/2 Anno 19 Gennaio - Agosto 2002)
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